Il romanzo che ancora non ho scritto

Quando qualcuno mi chiede se sto scrivendo un romanzo, rispondo che ci sto provando. Il romanzo vero, quello che immagino, è ancora un sogno. Continuando a scrivere la mia scrittura migliora, e ogni volta mi sembra di avvicinarmi a quel traguardo, ma senza arrivarci del tutto.

“L’indole dello struscio” è il testo più lungo che ho scritto finora. Non è ancora un romanzo, ma è la cosa più simile a un romanzo che sia mai uscita dalla mia tastiera. È stato un esercizio importante. Mi ha costretto a tenere insieme cose che nel racconto breve non si pongono nemmeno.

La difficoltà più seria è stata il tempo. Nel racconto il tempo lo gestisci con due o tre snodi, e tutto sta dentro la testa in un colpo solo. In un testo lungo il tempo diventa un’altra cosa. Devi sapere sempre dove sei, cosa è successo prima, quanto tempo è passato dall’ultima scena, come stanno cambiando i personaggi nel frattempo. Una piccola incoerenza temporale e il lettore se ne accorge. Ho imparato a tenermi appunti, a fare piccole cronologie, cose che nel racconto breve non mi sarei mai sognato di fare.

L’altra scoperta è che scrivere lungo ti cambia la fame. Adesso sto pensando a un nuovo testo con più di dieci personaggi. Una cosa che, fino a qualche mese fa, non avrei nemmeno preso in considerazione. La pratica genera ambizione, e l’ambizione richiede di nuovo pratica. Si va avanti così, un passo dopo l’altro, allungando ogni volta un pezzettino di corda.

Il romanzo vero, quello che ho in testa, ancora non riesco a metterlo giù. Ma ho la sensazione che ci sto camminando vicino. Ogni storia lunga che scrivo mi insegna una cosa nuova sulla gestione del tempo, dei personaggi, del respiro narrativo. Forse il romanzo non lo scriverò mai per come lo sto immaginando adesso. Forse, quando arriverò davvero a scriverlo, lo immaginerò in modo diverso, perché chi scrive cambia mentre scrive.

Quello che so è che continuare a scrivere è l’unica strada. Non c’è scorciatoia, non c’è metodo magico. C’è solo il tempo passato davanti alle parole, una storia dopo l’altra, ognuna un po’ più lunga della precedente.

Il romanzo che ancora non ho scritto è davanti a me. E forse è esattamente lì che deve stare, per ora.