Quando la routine si spezza, nasce l'avventura. Un messaggio nato per caso. Una baita lontana dal mondo. Un pranzo di lavoro che cambia direzione. “Destinazioni impreviste” ti accompagna in un viaggio di emozioni autentiche, dove il corpo parla la lingua della libertà e l’imprevisto diventa occasione di scoperta. Lasciati sedurre da racconti intensi e profondamente umani. Per chi ama le storie vere, il coraggio di vivere e la passione che accende ogni confine.
Quando si parla di eros e potere, la prima cosa che mi viene in mente è il consenso. La seconda è il controllo. Le due cose camminano insieme, e separarle è un errore che molti commettono quando affrontano il tema dall’esterno.
Il potere dentro l’eros non è dominio. È un equilibrio tra chi lo esercita e chi lo concede. Chi guida e chi si lascia guidare. Entrambi scelgono, entrambi costruiscono la scena, anche se in modi opposti. La differenza è che chi controlla porta una responsabilità maggiore, perché ha in mano il ritmo, lo spazio, il limite. Deve sentire l’altro prima ancora che l’altro parli.
Questo modo di vivere e raccontare l’eros è entrato nella mia vita a quasi quarant’anni. Non è stato un percorso letterario, è stato un percorso vissuto, e per molto tempo non ho nemmeno pensato di scriverne. Poi, a un certo punto, è diventato inevitabile.
Scriverne mi ha costretto a chiarire qualcosa che vivevo in modo istintivo. Il potere erotico funziona solo se è dato. Non è qualcosa che si prende, è qualcosa che si riceve, e questo cambia tutto. Cambia chi controlla, perché non può comportarsi come se avesse vinto qualcosa. Cambia chi si concede, perché non è un atto di debolezza ma di scelta consapevole.
Il consenso non è una formalità, è la struttura portante della scena. Senza consenso non c’è eros, c’è violenza. Con il consenso, persino i gesti più intensi diventano parte di un patto che entrambi hanno firmato. È il nodo che chi guarda da fuori fatica a capire, e che spesso i racconti mal scritti rendono ancora più confuso.
Nei miei racconti provo a tenere insieme tre cose: la tensione che il potere genera, la fiducia che lo rende possibile, la cura che lo guida. Sono dimensioni inseparabili. Tolta una sola delle tre, quello che resta non è più eros, è caricatura.
Scrivere di eros e potere è anche un modo per restituire dignità a un territorio che la cultura mainstream maltratta da decenni. Non è cupo, non è patologia, non è ribellione. È una forma di intimità che richiede più consapevolezza, non meno.
E forse proprio per questo è la forma di eros che mi interessa raccontare di più.