Quando la routine si spezza, nasce l'avventura. Un messaggio nato per caso. Una baita lontana dal mondo. Un pranzo di lavoro che cambia direzione. “Destinazioni impreviste” ti accompagna in un viaggio di emozioni autentiche, dove il corpo parla la lingua della libertà e l’imprevisto diventa occasione di scoperta. Lasciati sedurre da racconti intensi e profondamente umani. Per chi ama le storie vere, il coraggio di vivere e la passione che accende ogni confine.
Mi è passata davanti la “pubblicità”… CUDDLE PARTY e senza pensare ho deciso, anzi, sentito che dovevo iscrivermi. Dopo settimane passate a litigare con i miei pensieri, le mie emozioni e i miei doveri, mentre tentavo a velocità bradipo 1 di uscire dalla mia stessa melma, cosa poteva esserci di meglio di immergersi nelle coccole? Problema: le coccole di chi? Fino alle ore 19 quel pensiero non mi aveva sfiorato. Sveglia alle 7, correre a Reggio Emilia a vivere il cinquantenario di un’azienda cliente molto particolare. Emozioni, magoni, pianti, risate e interessanti contatti di lavoro. Poi di nuovo quell’autostrada dove, più che altrove, la gente non ha capito che bisogna usare la corsia libera più a destra. Milano, supermercato, casa, doccia, cambiarsi, andare a prendere V, poi seguire le indicazioni folli di Google Maps fino ad arrivare dove dovevamo arrivare. Il posto, la casa, è da urlo. Una di quelle case della vecchia Milano, quasi liberty, che resistono come perle incastonate tra i palazzoni. La gente arriva e qualche aspettativa tenta di fare capolino ma, nonostante la mia centratura sia abbastanza scentrata, riesco a gestire cose che in altri momenti mi avrebbero messo in difficoltà. Arrivano le prime spiegazioni. Arrivano i primi contatti, le prime pratiche. Il mio background emerge, le mie mani sanno come muoversi, ascoltano e agiscono e il mio maggiore sforzo, come sempre, diventa ascoltare. Dare, per me, è sempre stato facile. Ricevere è sempre stata la parte maggiormente complicata. Il mio passato parla di massaggi, di corsi dove prima massaggiavo e poi venivo massaggiato. Dare mentre ricevevo è stata la prima vera novità. Dosare quanto davo, perché chi riceveva da me non si perdesse e continuasse a dare a chi aveva accanto, e nel frattempo ascoltare quello che ricevevo, dando soddisfazione a chi si stava impegnando su di me. Qualcosa di nuovo su cui lavorare. Poi è arrivato il momento in cui dalle carezze e dai massaggi si è passati a vere e proprie coccole. Una piccola precisazione: stiamo parlando di coccole vere, senza secondi fini, senza ulteriori intenzioni. Piano piano ognuno ha cercato una posizione, qualcuno con cui sentiva, o pensava, di avere un certo feeling, poi ci siamo trovati praticamente avvinghiati, sicuramente connessi. Carezze, tocchi fatti con parti diverse del corpo, sospiri, respiri profondi e anche qualche respiro talmente rilassato da somigliare sospettosamente a un russare. A un certo punto mi sono sentito la dea Kali. Con tutti quei corpi incastrati, ogni mia mano, ogni gamba, ogni piede era su una persona diversa e faceva qualcosa per conto suo. Non sapevo più bene dove finissi io e dove cominciassero gli altri. Ho una serie di ricordi. Ho una serie di sensazioni. Ma l’immagine più forte che mi sono portato a casa è quella di quattro mani di quattro persone diverse, una delle quali era la mia, che si accarezzavano nel modo più semplice e puro. Ed era come se, attraverso quelle mani, fossero i quattro corpi ad accarezzarsi, con lo stesso candore, senza volere nient’altro. La “campanella” della fine ha piacevolmente scontentato tutti. Uno dei primi pensieri che ho avuto è stato: perché non organizzarlo di sera, anzi di notte, e lasciarsi a fatica al mattino? Comprendo che sia difficile e complesso. Resta un desiderio. Altrettanto bello è stato il giro di ringraziamenti e commenti, il modo in cui con certe persone ci siamo salutati e ringraziati. A fine serata tutti erano pronti per andare a letto, io e MC invece eravamo ricaricati da quell’esperienza. Le chiacchiere con V tornando a casa. Poi il tempo con me. A casa ho fatto cose che mi permettessero di finire di metabolizzare quello che avevo vissuto, poi una volta a letto, senza rendermene conto, sono crollato e ho dormito, come non facevo da tempo, tutta la notte, svegliandomi con il sorriso. Questa mattina ho fatto cose, tante cose, anche se sono arrivati i soliti pensieri che tentavano di mandarmi fuori giri. Lo sterno continua a fare male. I pensieri del cavolo continuano a tentare di attaccare ma… ma mi basta chiudere gli occhi e ricordare le carezze date e ricevute, gli sguardi e i mugolii di piacere, i sorrisi a fine serata e gli abbracci per trovare l’energia e la forza di muovere un passo e andare oltre. Dare è ancora facile. Ricevere, da ieri sera, un po’ meno difficile. Grazie VH Grazie V Grazie a tutti quelli che ieri sera erano lì, ognuno a modo suo.