Neuroni in cerca di aria condizionata

L’autunno scorso ho dovuto cambiare casa. Avevo poche opzioni e quell’appartamento al terzo e ultimo piano sembrava perfetto. Sembrava. Tra le molte cose che avevo sottovalutato, nonostante i miei quindici traslochi, c’era cosa significasse avere una terrazza al posto di un tetto ben isolato.

Poi è arrivata questa estate, più rovente del previsto, e il mio appartamento si è trasformato in una griglia da barbecue. Alle nove di sera i muri e il pavimento irradiano ancora calore come se avessero qualcosa da dire.

L’anno prossimo: aria condizionata, ho già deciso.

Ma per quest’anno devo arrangiarmi, trovare soluzioni.

Ho iniziato a pensare ai centri commerciali. Non per fare shopping, ma per l’aria condizionata, per i personaggi inconsapevoli che potrebbero diventare elementi interessanti per le mie storie. C’è materiale, lì dentro. Occhiate, dinamiche, piccole tensioni da raccogliere in un posto dove nessuno sa che stai guardando.

Forse la scrittura estiva va fatta in giro, non alla scrivania. In luoghi dove i neuroni trovino refrigerio insieme alle idee.

O forse è solo il caldo che mi suggerisce scuse poetiche per non lavorare.

E voi, come ve la cavate con questo caldo?